Prime Esperienze
YOLANDA & E ANDREA ( Dal Massaggiatore)
29.05.2025 |
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"Lo lavoro con la lingua, succhiando la punta, è gustoso, poi scendendo lungo l’asta, il suo gemito basso mi fa vibrare..."
I miei capelli oggi sono biondi, un platino che cattura la luce fioca del ristorante come un’aura. Mi piace come si trasformano con il mio umore, come se il mio corpo sapesse cosa voglio prima ancora che lo capisca io. Andrea mi fissa dall’altra parte del tavolo, il suo tatuaggio di un drago che spunta dalla camicia sbottonata, gli occhi che brillano di quella fame che mi fa sentire nuda anche con il vestito di seta nera che mi aderisce alla pelle.
“Sono distrutta,” dico, sorseggiando il mio Negroni, il ghiaccio che tintinna nel bicchiere. “Ho bisogno di qualcosa che mi sciolga. Un massaggio, magari. In una spa di lusso.”
Andrea solleva un sopracciglio, un sorriso che nasconde un segreto. “Un massaggio, eh? E io che ci guadagno?”
Mi sporgo, lasciando che la scollatura del vestito parli per me. “Magari ti faccio vedere. Ti piacerebbe guardarmi mentre un altro mi tocca? Solo un massaggio, eh. Niente di strano.”
Il suo sorriso si incrina, sostituito da un lampo di gelosia mista a desiderio. “Cazzo, Yolanda. Mi vuoi far impazzire.”
“Forse,” dico, sfiorandogli la mano con le unghie laccate di nero. “Ti scoccia l’idea? Dimmi la verità.”
Andrea deglutisce, il pomo d’Adamo che trema lento. “Non lo so. Mi incazzo, ma… cazzo, mi eccita pure.”
Rido, un suono basso, complice. “Allora ci sto. Prenotiamo.”Due giorni dopo, eccomi alla spa. Un palazzo di marmo bianco, con fontane che gorgogliano e un profumo di incenso che mi avvolge come una carezza. Andrea è in ritardo, un meeting dell’ultimo minuto, ma mi scrive: “Non iniziare senza di me. Voglio vedere.” “Troppo tardi,” rispondo, scherzando, e avvio una videochiamata, appoggiando il telefono su un mobiletto di legno scuro lucido. La stanza è un sogno: pareti di seta rossa che ondeggiano appena, candele che tremolano come stelle cadenti, un lettino al centro coperto da un lenzuolo di lino color avorio. Alex, il massaggiatore, entra. È alto, magro come un giunco, con spalle strette ma mani grandi, dita lunghe che sembrano fatte per scavare nell’anima. I suoi occhi scuri mi studiano, un sorriso professionale che nasconde una scintilla di curiosità.
“Devo… togliermi tutto?” chiedo, un filo di imbarazzo nella voce, il telefono che trasmette ogni parola ad Andrea. Sento il suo respiro accelerare attraverso l’altoparlante. Alex annuisce, porgendomi un lenzuolo piegato, morbido come seta. “Sì, per il Tantra Samadhi è meglio essere nudi. Ti lascio un momento.” Si gira, discreto, ma la sua presenza riempie la stanza.
Mi spoglio lentamente, il cuore che batte forte. Slaccio il vestito, che scivola a terra con un fruscio, rivelando il reggiseno di pizzo nero e le mutandine abbinate. Le tolgo, una a una, lentamente, la pelle che si increspa al contatto con l’aria fresca. Sono nuda, ora, e il pensiero di Andrea che mi guarda, che mi vede così vulnerabile mentre un altro uomo è a pochi passi, mi fa fremere. Le mie cosce si stringono istintivamente, un calore che si accende tra le gambe. Alex non si gira ma sento la sua presenza.
Mi sdraio sul lettino, tirando il lenzuolo fino ai fianchi, ma non troppo in alto, lasciando che la curva del mio seno sia appena visibile. “Pronto?” chiedo al telefono, sapendo che Andrea sta trattenendo il respiro. “Cazzo, sì,” risponde, la voce roca.
Alex torna, le sue mani già unte di olio che profuma di sandalo e ylang-ylang. “Scusa,” dico, indicando il telefono. “Il mio ragazzo è in ritardo. Gli dispiace perdermi. Posso lasciarlo guardare? Solo per fargli vedere com’è.” Alex inclina la testa, un gesto lento, calcolato. “Nessun problema. Il Tantra Samadhi è un’esperienza di connessione. Se lui è parte di te, può essere parte di questo.” “Tantra Samadhi?” chiedo, la curiosità che mi pizzica la pelle. “Un rituale orientale,” spiega, la voce bassa, quasi ipnotica. “Non è solo un massaggio. È un dialogo tra corpi, una connessione di energia. Sei pronta?” Deglutisco, un brivido che mi corre lungo la schiena. “Sì.”
Sono incastrato nel traffico di Milano, il clacson di un idiota che mi trapana i timpani. Il telefono vibra, la voce di Yolanda mi colpisce come un pugno allo stomaco. Sento prima la sua voce “Ehi, guarda amore !! La stanza è… cazzo, sembra un tempio.” La videochiamata è attiva, e la vedo: si sta spogliando, il vestito che cade, il pizzo nero delle sue mutandine che mi fa venire voglia di spaccare il volante. Sono stato io a prenotare questo cazzo Tantra Samadhi, pensando di essere lì, di guardarla mentre un altro uomo la tocca, di controllare tutto. E ora sono bloccato, con il cazzo che mi tira nei jeans e una gelosia che mi brucia il petto. Ma… cazzo, la voglio vedere, non me la posso perdere! Pinzo lo schermo per zommare la telecamera verso di lei, vedo sul suo corpo nudo che si sdraia sul lettino. “Arrivo amo,” dico, ma so che non ce la farò.
Schiaccio il piede sull’acceleratore.
Mi sdraio sul lettino, nuda sotto il lenzuolo, la pelle che freme per il fresco della stanza. Alex si avvicina, le sue mani unte di olio che brillano alla luce delle candele. “Dimmi se la pressione va bene,” dice, la voce calma, professionale. “Perfetto,” rispondo, chiudendo gli occhi. Le sue mani si posano sul mio collo, dita calde che premono nei muscoli tesi. È un sollievo immediato, come se ogni nodo si sciogliesse sotto il suo tocco. Scivola sulle spalle, lento, metodico, trovando punti che non sapevo fossero contratti. Ogni pressione è precisa, il calore delle sue mani che si diffonde come una corrente elettrica. Penso ad Andrea, a come mi sta guardando, e il mio respiro si fa più profondo. Mi immagino i suoi occhi, quel misto di gelosia e desiderio che lo fa tremare.
Passa alla schiena, le sue mani che scorrono lungo la colonna vertebrale, poi si allargano verso i fianchi. Il lenzuolo scivola appena, e io trattengo il respiro quando le sue dita si avvicinano al mio sedere. Ma non lo tocca: si ritrae, tornando alla parte bassa della schiena, e io sento un vuoto, un desiderio che inizia a pulsare tra le cosce. “Tutto okay?” chiede, e c’è una nota nella sua voce, un’ombra di consapevolezza che mi fa stringere le gambe. “Sì,” dico, ma la mia voce è più roca, un tradimento del mio corpo.
Prende un boccettino di olio profumato, percepisco il tintinnio del vetro, ho i sensi a mille , sento e immagino tutto , mi starà guardando?
Poi passa ai piedi. Dio, i piedi. Le sue dita premono sulla pianta, trovando punti che mandano scariche di piacere fino alla nuca. “Hai piedi sensibili,” commenta, e io rido, un po’ imbarazzata. “Non lo sapevo neanch’io.”
Mi sento osservata , Andrea , Alex che ora da quella prospettiva potrà vedermi sotto il lenzuolo, lì voglio fare morire, un pensiero peccaminoso mi attraversa. Di proposito, ma come un gesto distratto, allargo leggermente le gambe, quel tanto che basta perché il lenzuolo si tenda e lasci intravedere l’ombra delle mie labbra. Sento che sono bagnata, i peli pubici umidi che brillano appena alla luce delle candele. È una sfida, un gioco: finora non mi hai sfiorata, Alex. Cosa fai adesso? Lui non dice nulla, ma il suo respiro cambia, un attimo di esitazione prima che le sue mani salgano ai polpacci.
Sale, lento, i muscoli che si rilassano sotto le sue dita. Poi le cosce. Qui rallenta ancora, le dita che sfiorano l’interno, vicinissime, ma senza mai superare il confine. Ogni tocco è un’agonia, un gioco di attesa. Mi contorco, il
bacino si solleva senza che ne abbia il controllo , vergogna ed eccitazione mi travolgono , il lenzuolo che si tende contro la mia pelle. Sono un lago, il calore umido che mi tradisce, e il pensiero di Andrea che mi guarda mi fa bruciare.
Giro la testa, e il mio sguardo cade sul cellulare. Il riflesso dello schermo mi mostra prima me stessa, il mio corpo nudo sotto il lenzuolo, i capezzoli duri che spingono contro il tessuto. Poi capisco: non è la mia telecamera. È Andrea, fuori, che mi riprende dalla porta socchiusa. I suoi occhi sono due tizzoni, il suo respiro visibile nel movimento del petto. È arrivato, ma non entra. Sta filmando, e il pensiero mi fa esplodere. Mi mordo il labbro, un gemito che mi sfugge mentre Alex torna a sfiorarmi l’interno coscia, le sue dita a un soffio dalla mia figa. Non mi tocca, ma il calore delle sue mani è sufficiente a farmi tremare. Un gemito involontario spezza l’aria.
Alex si sposta, lentamente e cammina verso il mio viso, molto vicino. Mi fa girare sulla schiena, il lenzuolo che scivola via, lasciandomi esposta, vulnerabile. Tengo gli occhi socchiusi, sento il suo sguardo che mi spoglia, come se già mi stesse toccando. Non credo a quello che sento , con dei gesti lenti e inesorabili senza sfiorarmi passa le sue mani prima sugli occhi, poi sul viso, le mie labbra si schiudono, il mio respiro si fa denso contro le sue mani , come se mi stessero toccando senza farlo. I miei capezzoli sono duri, dolorosamente eretti, e io noto qualcosa: nei suoi pantaloni di lino bianco, il contorno del suo cazzo è evidente, gonfio, teso contro il tessuto. È enorme, una vena pulsante che si intravede sotto il tessuto sottile, e il pensiero che sia a pochi centimetri dalla mia bocca mi fa bagnare ancora di più. “Rilassati,” dice, ma il suo sorriso è un coltello che affonda nel mio desiderio.
Le sue mani tornano al mio collo, poi scendono, lente, verso il seno. Sfiora la curva dei miei seni, ma evita i capezzoli, un’omissione deliberata che mi fa inarcare la schiena. “Cazzo,” sussurro, e lui sorride, un lampo di complicità negli occhi. “Qualcosa non va?” chiede, la voce che tradisce un divertimento trattenuto. “Tutto… troppo bene,” ansimo, e guardo verso la porta. Andrea è entrato, ora, silenzioso, seduto in un angolo. I suoi occhi mi divorano, le mani strette sui braccioli della sedia.
Alex si sporge, il suo corpo che si avvicina al mio mentre le sue mani scendono verso il ventre, poi si allungano all’attaccatura delle cosce. È praticamente sopra di me, il suo cazzo a pochi centimetri dalla mia bocca, una posizione che richiama un 69. Il tessuto dei suoi pantaloni è teso, il profumo del suo corpo – un misto di olio e sudore – mi riempie i polmoni. Perdo ogni controllo. “Ti prego ,” sussurro, un ordine che è quasi una supplica.
Alex si ferma, i suoi occhi che cercano i miei. “Siete sicuri?” chiede, il tono un misto di sfida e rispetto. Guardo Andrea. “Diglielo tu,” dico, la voce spezzata dal desiderio. Andrea si alza, lento, il suo cazzo visibile sotto i jeans. “Fai quello che dice,” con la voce roca, un comando che vibra di eccitazione.
Le dita di Alex si fanno audaci, ma lente. Sfiorano prima il pube, il monte di Venere coperto da un ciuffo di peli che che si rizzano come per reclamare giustizia , il mio bacino si alza nuovamente quando sento le dita avvicinarsi alle grandi labbra, un tocco leggero che mi fa gemere. “Sei fradicia,” mormora, e io arrossisco, ma non mi importa. Le sue dita girano intorno al clitoride, lente, precise, senza mai toccarlo direttamente. Poi, con una lentezza esasperante, un dito sprofonda dentro di me, caldo, profondo, trovando quel punto che mi fa urlare. “Cazzo,” gemo, la testa che si piega all’indietro. Alex aggiunge un secondo dito, muovendoli con un ritmo che mi fa tremare, mentre il suo pollice sfiora il clitoride, appena, abbastanza da mandarmi fuori di testa.
Non resisto. Allungo una mano, tocco il suo cazzo attraverso i pantaloni. È duro, caldo, e quando lo libero, è liscio, vellutato, con una vena pulsante che mi fa venire l’acquolina. È diverso da Andrea: liscio, pesante, la pelle tesa che brilla alla luce delle candele. “Voglio succhiartelo,” dico, e Alex non si tira indietro. Guardo Andrea che brucia di eccitazione, il mio uomo mi sta desiderando. Mi sposto, prendendolo in bocca, il sapore salato che mi riempie. Lo lavoro con la lingua, succhiando la punta, è gustoso, poi scendendo lungo l’asta, il suo gemito basso mi fa vibrare.
Andrea si avvicina, si slaccia i pantaloni , tra le mani il suo grosso cazzo duro, familiare, non meno eccitante. Mi lascia sdraiata sulla schiena, apro le gambe vulnerabile. Alex, con un gesto fluido, mi afferra le cosce, spalancandole ancora di più. Le sue dita sfiorano le grandi labbra, aprendomi la vagina, esponendomi completamente. Sono un lago, i miei umori che fluiscono sotto la coperta di respiri, e il pensiero di essere così aperta, così pronta, mi fa gemere ancora. Andrea si posiziona davanti di me, il suo cazzo che preme contro la mia entrata. “Cazzo, sei bellissima,” ringhia, e mi penetra, lento, profondo, ogni centimetro che mi riempie con un calore che mi fa urlare.
Alex non si ferma. Si china su di me, le sue mani che finalmente raggiungono i miei capezzoli, finora trascurati, vogliosi, duri come pietre. Li strizza, un pizzico che mi fa inarcare la schiena, poi li lecca, la sua lingua calda che li avvolge, succhiandoli con una pressione che mi fa vedere le stelle. “Oh, cazzo,” gemo, mentre Andrea continua a scoparmi, il suo ritmo lento ma implacabile. Alex scende, la sua bocca che traccia una scia lungo il mio ventre, fino alla mia figa. La sua lingua mi lecca, lenta, insistente, scivolando sul clitoride e poi più in basso, assaporando ogni centimetro. Sento la sua lingua sfiorare il cazzo di Andrea, un contatto quasi accidentale che mi manda in estasi. È troppo: la lingua di Alex, morbida e bagnata, che danza intorno al cazzo di Andrea, duro e pulsante dentro di me. “Cazzo, sì,” urlo, le mani che afferrano il lenzuolo, il piacere che mi squarcia.
Ma non è abbastanza. “Voglio sentirvi tutti e due,” dico, la voce spezzata, un desiderio che mi brucia dentro. Mi alzo, le gambe che tremano, e faccio stendere Andrea sul lettino. Lo monto, il suo cazzo che scivola dentro di me con facilità, riempiendomi mentre mi chino in avanti, offrendo il mio culo aperto ad Alex. Guardo Andrea negli occhi, il suo sorriso complice che mi fa sentire al centro del mondo, una dea.
Alex si avvicina, le sue mani che sfiorano il mio buchetto ancora stretto , un tocco leggero che mi fa fremere. Poi, con un gesto audace, le sue dita scivolano più in basso, accarezzando le palle di Andrea, che geme, un suono basso e sorpreso, ma non si tira indietro. “Cazzo,” sussurra Andrea, e io sorrido, eccitata dalla loro intesa.
Alex torna a me, sento la sua lingua che lecca la corona del mio buco del culo, lenta, bagnata, penetrante. Sento ogni movimento: la punta della sua lingua che preme contro l’anello stretto, poi si insinua dentro, un calore umido che mi fa contrarre i muscoli. È intenso, quasi insopportabile per quanto piacevole, il cazzo di Andrea che mi scopa la figa e la lingua di Alex che mi esplora il culo. “Oh, Dio,” gemo, la testa che si piega all’indietro, il piacere che mi travolge.
Alex si ritira, le sue dita che prendono il posto della lingua. Le dita scendono, prima una, poi due, che mi aprono lentamente, preparandomi la vagina. “Sei pronta?” chiede, la voce rauca, e io annuisco, frenetica. Si posiziona, il suo cazzo enorme che preme contro la mia figa, accanto a quello di Andrea. È stretto, un attrito che mi fa urlare mentre si fa strada, i loro cazzi che si sfregano dentro di me, la pelle tesa, calda, che mi apre come non avevo mai provato prima. Non sono solo i cazzi: è la loro pelle contro la mia, il sudore che si mescola, il calore dei loro corpi che mi avvolge, una sensazione che mi fa sentire piena, viva, travolta. “Cazzo, sì,” urlo, le mani che afferrano le spalle di Andrea, le sue che mi stringono i fianchi, mentre Alex mi scopa con un ritmo che si sincronizza con il suo.
Non resisto più. Il piacere è troppo, un’onda che sta per spezzarmi. Ma voglio di più. “Fermi,” dico, la voce spezzata, e Alex si ritira, il suo cazzo che pulsa, lucido dei miei umori. “Vienimi in bocca,” gli ordino, voltandomi sul lettino. Andrea mi scopa ancora, da dietro, con una mano mi afferra il seno, il suo ritmo che accelera, con l’altra mi spinge il pollice sul culo. Alex si avvicina, il suo cazzo a pochi centimetri dalla mia bocca. Lo prendo, succhiandolo avidamente, la lingua che danza sulla punta, poi ingoio lungo l’asta. Quasi mi soffoca, un piacere che mi riempie la bocca fino in fondo, emetto dei gemiti soffocati e gli occhi mi si riempiono di lacrime di piacere . Alex esplode, il suo sperma caldo che mi riempie la bocca. È denso, acre, con un retrogusto salato che mi fa gemere. Mi sento porca, loro. Lo ingoio, avida, lasciando che mi coli lungo il mento, una goccia che cade sul mio seno. Amo la sborra, il suo calore, la sua texture viscosa che mi fa sentire viva, sporca, desiderata. Andrea quando mi sente in estasi viene subito dopo, un fiotto che mi riempie la figa, caldo, abbondante, che mi cola tra le cosce mentre il mio orgasmo mi squarcia, un’onda che mi fa crollare sul lettino.
Crollo, il loro seme che mi cola dalla bocca, tra le gambe, la pelle che brilla di sudore e olio. Andrea mi bacia, un bacio profondo, appassionato, che sa di noi tre. Alex si ritira, discreto, ma i suoi occhi brillano di soddisfazione. “Beh,” dico, ridendo, il respiro ancora affannato. “Meno male che era un massaggio per creare una connessione.” Andrea scoppia a ridere, mi tira a sé, la sua mano che mi accarezza i capelli biondi appiccicati alla fronte. “Ti amo, stronza.” “Lo so, porco” rispondo 😜
Alexx Cart3r Aprile 2025 ispirato da una chat con Andrea
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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